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Cresce l’inflazione. Le stime degli esperti e gli impatti su acquisti, investimenti e mutui

Rubrica economica

03 Dicembre 2021

American Express

In Italia è schizzata al 3%, valore che non si registrava dal 2012. E lo stesso accade in altri paesi dell’UE, nel Regno Unito e negli USA. Secondo Confesercenti potrebbe sottrarre, in 2 anni, 9,5 miliardi di euro di consumi, rendendo le famiglie più povere e rallentando la ripresa economica. E già si notano i primi effetti sui prodotti finanziari. Ma dalla BCE parlano di situazione transitoria 

 

Dai dati trasmessi dall’Istat in relazione al mese di ottobre 2021, l’inflazione accelera del 3% rispetto al 2020. Un aumento che si registra per il quarto mese consecutivo e che non si segnalava da settembre 2012, quando aveva toccato quota +3,2%. Come precisato dall’istituto, la causa è da ritrovare nei beni energetici, che contribuiscono per più di due punti percentuali. Entrando nel dettaglio, tra settembre e ottobre si è registrata una crescita in media dello 0,70% con i beni energetici più cari di quasi il 25%. Luce e gas sono rincarati del 42% mentre carburanti e combustibili del 15%, comportando anche un conseguente aumento del costo dei trasporti (+2,4%), dei beni alimentari (+1%) e di quelli ad alta frequenza d’acquisto (+3,1%).

 

Non si tratta, però, di un fenomeno solo italiano. Guardando all’Eurozona, in Germania a ottobre è stato raggiunto un nuovo record: +4,50%, che non si toccava da 28 anni e secondo le stime arriverà a breve al 6%. In Spagna è a quota 5,5% e in Francia al 2,6%. Nel Regno Unito l’incremento medio annuo ha toccato il 4,2% e si attende un picco del 5% nella primavera del 2022. Anche oltreoceano la situazione non cambia: gli Stati Uniti registrano un 6,2% e il Brasile il record del 10,6%.  

 

Le previsioni degli esperti

 

Se nelle prime fasi, a ottobre, BCE, esperti di settore e manager a capo delle principali banche europee erano concordi nell’affermare che, essendo riconducibile a effetti transitori in primis le oscillazioni nei prezzi delle materie prime e dell’energia e il blocco della catena degli approvvigionamenti, l’aumento inflazionistico era da intendere come transitorio, ora le preoccupazioni sembrano aumentare. Jerome Powell, presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti, intervenendo al Senato a fine novembre ha infatti dichiarato che il rischio di inflazione è aumentato, con rincari dei prezzi che si sono diffusi recentemente in modo molto più ampio e che perdureranno anche nel 2022. Il numero uno della FED ha quindi spiegato che non si può più parlare di fenomeno transitorio e a breve termine e ha anche ipotizzato una riduzione degli acquisti di titoli di Stato (il cosiddetto tapering).

 

Alle parole di Powell si contrappongono quelle della presidente della BCE, Christine Lagarde (foto in alto), che continua a considerare la fiammata inflazionistica come passeggera, confermando che non è previsto un inasprimento della politica monetaria, che andrebbe a danneggiare la ripresa economica post-Covid in corso. La previsione dell’Eurotower, quindi, è che i tassi di inflazione, già elevati, dovrebbero aumentare fino alla fine del 2021 per poi andare a ridursi gradualmente nel corso del 2022, quando si dovrebbe registrare anche un abbassamento dei prezzi dell’energia.

 

Stima una diminuzione nel 2022 anche la Bundesbank tedesca, concorde con la BCE sul fatto che non sia al momento necessaria una stretta della politica monetaria. Ma guardando al caso tedesco afferma anche che si tratta di “un segnale inquietante per l’economia globale”, data la posizione cruciale della Germania nelle catene di approvvigionamento globale e il suo ruolo come motore di crescita dell’Europa.

 

L’amministratore delegato di Deutsche Bank, Christian Sewing, è invece di parere contrario rispetto alla BCE e ha chiesto un inasprimento della politica monetaria e l’avvio di contromisure per contrastare l’aumento, che sta producendo “effetti collaterali rischiosi” e che “durerà più a lungo di quanto previsto”.

 

Gli impatti sui mutui

 

I mutui sono influenzati da questa situazione e iniziano a registrare i primi aumenti. Ipotizzando, ad esempio, un finanziamento ipotecario a tasso fisso l’indice Eurirs è passato per il parametro a 20 anni da un valore in negativo a inizio 2021 allo 0,43% al 23 novembre. Ciò significa, se il singolo istituto non applica riduzioni allo spread, che le nuove sottoscrizioni prevedono Tan più alti e di conseguenza rate mensili più care rispetto a inizio anno. Più stabile, invece, l’Euribor per i finanziamenti a tasso variabile (-0,54% a inizio 2021 e -0,57% quello a 3 mesi) che ormai da anni ha valori fortemente negativi. Anche se, come stimato dagli analisti del settore, dovrebbe tornare ad aumentare da settembre 2023.

 

Gli impatti sugli investimenti

 

Gli investitori, invece, in questo contesto macroeconomico si trovano a dover ripensare le proprie strategie. I Titoli di Stato, attualmente, non riescono a battere l’inflazione e a garantire un rendimento positivo. L’ultimo BTP Futura emesso dal Tesoro ha registrato una bassa domanda, che ha spinto a ritoccare le cedole al rialzo per incentivarne la richiesta.

Lo stesso vale per i conti di deposito, che nel corso degli ultimi anni hanno segnato una costante diminuzione dei tassi netti. Lasciare il denaro parcheggiato sui conti correnti, dove la liquidità degli italiani ha superato la quota record di 1.820 miliardi, comporterebbe una perdita in termini di potere d’acquisto.

Una soluzione, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe essere quella di optare per un investimento a medio-lungo termine nel comparto azionario e resta un’alternativa anche quella dei beni rifugio, in primis l’oro ma anche l’immobiliare. Sempre secondo alcuni analisti, inoltre, gli investitori più propensi al rischio, e a soluzioni a breve termine, potrebbero anche optare per asset class alternativi come le criptovalute, prima di tutto i Bitcoin, per diversificare il portafoglio e ottenere ritorni significativi.

 

Gli impatti su consumi e filiere

 

Le associazioni dei consumatori e dei commercianti hanno già comunicato i loro timori per il caro-vita, soprattutto legati alle imminenti festività natalizie. La presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, ha spiegato che la maggiore inflazione potrebbe sottrarre 9,5 miliardi di euro di consumi, rispettivamente 4 miliardi nel 2021 e 5,5 miliardi nel 2022. Che si tradurrebbe, a fine 2022, in livelli inferiori, di almeno 20 miliardi, rispetto ai valori pre-Covid.

 

Anche da Confcommercio arriva la conferma che questa fiammata potrebbe incidere negativamente sugli acquisti di Natale, oltre a rallentare la crescita per il 2022. Una perdita che per tre quarti dovrebbe derivare da una riduzione del potere d’acquisto del reddito disponibile, mentre per la parte restante dall’erosione della ricchezza detenuta sotto forma di liquidità.

 

Secondo Coldiretti, il 36% degli italiani ha già ridotto le quantità degli acquisti e il 16% è disposta a rinunciare alla qualità optando per prodotti low cost. L’effetto dei rincari record, inoltre, si trasmette su tutta la filiera alimentare: le aziende agricole sono messe sotto pressione dall’incremento congiunto di gas, carburanti, energia elettrica, plastiche e trasporti. Così nelle campagne sono a rischio le semine e lo stesso vale per la produzione dei fertilizzanti.

 

Articolo chiuso in redazione il 30 novembre 2021

A cura di OFNetwork

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