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Il sapore del viaggio. Il boom del turismo enogastronomico

Viaggi

31 Ottobre 2022

American Express

Per chi viaggia, il cibo è sempre più la voce principale del budget. Le destinazioni migliori sono quelle che vantano una ricca tradizione culinaria e un’ampia gamma di ristoranti. Cresce la voglia di scoprire le tradizioni locali. Aumentano gli acquisti nelle cantine vinicole e la curiosità  verso “hub enogastronomici” per vivere nuove esperienze del gusto

L’estate 2022 ha segnato la ripartenza del turismo e il desiderio, da parte di un sempre maggior numero di persone, di viaggiare sulle rotte delle tradizioni enogastronomiche del nostro Paese. Lo ha rilevato anche l’Osservatorio Turismo 2022 di Nomisma-UniCredit secondo il quale, per il 39% degli italiani intervistati, vacanza è sinonimo di enogastronomia. 

Cibo fattore critico di successo e di scelta

Anche Confturismo/Confcommercio ha reso noto che per i 28 milioni di italiani che sono andati in vacanza nel corso dell’estate 2022 il cibo è stata la voce più importante del budget. Superando le spese per l’alloggio e coprendo un terzo degli esborsi complessivi. 

L’indagine, pubblicata a fine agosto 2022, ha accertato, inoltre, che oltre un italiano su due (il 56%) ha acquistato, durante le ferie estive, prodotti tipici come souvenir. Tra le specialità primeggiano a sorpresa i formaggi davanti a salumi, dolci, vino e olio extravergine d’oliva.

Non mancano, poi, i ricordi virtuali: quasi una persona su due (il 42%) ha postato sui social fotografie di piatti consumati al ristorante o preparati in casa durante le vacanze. 

Tour alla scoperta delle tradizioni 

Una delle tendenze più recenti è quella che vede il turista non solo interessato a scoprire e assaporare i prodotti tipici, seduto al tavolo di un ristorante, ma anche a vivere in prima persona le tradizioni locali prendendo parte a visite ed esperienze ad hoc. Meglio se uniche e personalizzate, in grado, quindi, di intercettare anche i big spender, quei viaggiatori (spesso stranieri) con elevate capacità di spesa. 

Sono in aumento, quindi, le aziende e gli agriturismi che propongono percorsi di food e wine trekking, degustazioni, tour che combinano cibo e cultura. Così, è possibile visitare pascoli e stalle per scoprire le fasi della lavorazione dei formaggi. Imparare dalle anziane signore dei piccoli borghi a fare la pasta all’uovo o a cucinare ricette della tradizione. Pedalare tra i vigneti sparsi per tutta l’Italia, prendere parte alla ricerca del tartufo in Piemonte o a uscite di pesca nel Mar Mediterraneo. Tra gli ultimi trend, poi, vi è l’apiturismo, cioè la scelta di un viaggio slow per scoprire e degustare i diversi tipi di miele. 

Le esperienze più richieste restano, al momento, le visite nelle cantine vinicole. Dove le attività si basano principalmente sulla degustazione dei vini di punta. Iniziano anche a essere lanciate nuove proposte collegate ai vini come corsi di cucina, aperitivi, pic-nic e passeggiate a cavallo o a piedi. Secondo un recente rapporto del portale di enoturismo italiano Divinea, il classico tour corrisponde al 71% dell’offerta mentre le nuove esperienze coprono al momento il 14%. Vi è grande margine di sviluppo, inoltre, per le attività digitali e lo smart tasting (al momento il 5% del totale) da remoto prima e dopo la visita,  

Musei, strade del vino e hub enogastronomici

Il patrimonio enogastronomico italiano offre grandi margini di miglioramento. Puntando, ad esempio, sullo sviluppo di musei ad hoc e su quei percorsi conosciuti come le Strade del Vino e dei Sapori. È quanto emerge dal “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano: l’Offerta”, di cui è autrice Roberta Garibaldi e realizzato con il patrocinio dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico. Il report evidenzia come in Italia fossero presenti, al 2021, 129 musei del gusto sparsi su quasi tutto il territorio nazionale (18 regioni su 20) ma di dimensioni spesso modeste e poco digitalizzati. E di conseguenza poco conosciuti al grande pubblico e non raggiungibili via web. 

Una soluzione, sempre proposta nel rapporto, potrebbe essere quella di ripensare questi spazi trasformandoli in “hub enogastronomici”. Vale a dire, in spazi polifunzionali collegati a una rete di produttori locali in grado di condurre i visitatori alla scoperta del territorio. L’obiettivo sarebbe quello di trasformarli da semplici centri di informazione a una prima tappa, quasi obbligatoria, per intraprendere un percorso per scoprire il territorio di riferimento e il suo patrimonio enogastronomico, ma anche culturale. 

Intervistando alcuni viaggiatori in merito ai nuovi hub, la maggior parte (il 61%) si è dimostrata interessata a partire da questi centri per un tour delle aziende locali. La metà, inoltre, vorrebbe salire in sella a una bicicletta, o a una e-bike, per raggiungere i produttori. 

Alcune sperimentazioni, in questo senso, sono già attive. Un caso è il “Tempio del Brunello”, un percorso per ritrovare il gusto di questo vino conosciuto anche come “l’oro di Montalcino”. La visita inizia nel museo, dove, da una postazione con visori di realtà aumentata, è possibile sorvolare virtualmente il territorio. Si passa poi alla scoperta, noleggiando bici elettriche, della cultura enologica, visitando le cantine. Il tutto utilizzando l’app dedicata. 

A cura di OFNetwork

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