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Le aziende alimentari a Trump «I dazi non ci fanno paura»

Business Insights

27 Maggio 2019

American Express

Dopo l’annuncio dei dazi americani all’industria europea per 11 miliardi di dollari, le minacce di Trump fanno meno paura. L’agroalimentare italiano, riunito alla Fiera di Parma per la seconda edizione di Cibus Connect, serra le fila. «Sono ottimista – ha detto il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio – per ora si tratta soltanto di una minaccia, credo che i nostri ambasciatori siano nelle condizioni di negoziare, anche perché non è possibile che l’Italia perda un partner storico come gli Stati Uniti».
 
La minaccia di dazi americani nasce come rappresaglia contro Airbus ma finisce con il colpire soprattutto l’agroalimentare: formaggi, vino, pasta, olio. L’Ismea calcola che su 4,25 miliardi di export alimentare italiano negli Usa, i dazi potrebbero mettere a rischio 2,2 miliardi di made in Italy. «I dati ci dicono che gli Stati Uniti ormai hanno superato la Francia e sono il nostro secondo mercato per le esportazioni alimentari, dietro alla Germania – sostiene Vacondio – per il vino rappresentano addirittura il 25% del totale dell’export italiano. Eppure resto ottimista: se anche alla fine i dazi annunciati dovessero arrivare, non sarà qualche centesimo in più su ogni singolo prodotto a rovinarci il mercato. Chi oggi negli Stati Uniti compra cibo italiano lo fa perché lo riconosce come un prodotto d’èlite, e può quindi permettersi di pagarlo qualcosa in più».
 
Oltre al vino, nella black list già stilata dall’amministrazione Trump c’è finito il Pecorino romano, che un mese fa è stato messo in ginocchio dalla crisi del latte in Sardegna e che nel 2018 aveva già visto le esportazioni verso gli Usa crollare del 30%. Un altro prodotto che potrebbe essere bersaglio dei dazi è l’olio extravergine d’oliva, che negli Stati Uniti nel 2018 ha toccato i 359 milioni di euro. Nel mirino anche uno dei prodotti più simbolici del made in Italy, il Prosecco, i cui flussi verso gli Usa sono decollati del 440% negli ultimi 10 anni.
 
Per Connect – l’edizione “cugina” di Cibus, l’ammiraglia di Fiere di Parma, che si svolge ogni due anni (la prossima nel 2020) – si sono riuniti oltre 700 espositori del mondo agroalimentare italiano, che hanno presentato 500 nuovi prodotti innovativi e che alla conferenza inaugurale si sono confrontati sui grandi scenari internazionali per il comparto. «Tutte le volte che c’è un attrito tra gli Usa e la Ue, si tira fuori la minaccia dei dazi sul settore agroalimentare – ha detto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini – nel mirino ci sono pecorino, olio, vino: guarda caso, i tre settori su cui gli Usa negli ultimi anni hanno investito di più per aumentare la produzione interna.
 
Senza contare che i dazi finirebbero col favorire il fenomeno dell’Italian sounding, che oggi nel mondo vale 100 miliardi di euro e che negli Stati Uniti vede particolarmente esposti il settore dei formaggi e della pasta».
 
Anche Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione Agricoltura al Parlamento europeo, è ottimista: «Dovessi fare una scommessa – ha detto ieri a Parma – scommetterei sul fatto che Trump non metterà i dazi. È vero, siamo nel pieno di un rigurgito protezionista, ieri anche il Canada ha annunciato dazi contro gli Stati Uniti. Ma a questo clima l’Europa deve rispondere in maniera decisa, forte dei sui 500 milioni di consumatori e del 22% della ricchezza mondiale che rappresenta. Come abbiamo fatto con l’acciaio, sono sicuro che il commissario Ue al Commercio Cecilia Malmstrom farà sentire la sua voce». Le minacce di Trump colgono l’Europa in un momento difficile, con Parlamento e Commisisone Ue in scadenza. Ma Bruxelles potrebbe avere già pronta una carta per reagire. Ricorda De Castro, di cui oggi è attesa l’ufficializzazione della candidatura alle prossime Europee nelle fila del Pd: «Non dimentichiamoci che il 90% di tutta la soia importata dall’Europa proviene dall’America, e stiamo parlando di milioni di tonnellate». Se cioè la Ue dovesse imporre delle contromisure su questo prodotto, esattamente come fece la Cina l’anno scorso, il contraccolpo sulla produzione americana sarebbe consistente.
 
«I dazi minacciati da Trump non costituiscono un pericolo immediato – ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – perché per essere applicati è necessaria una valutazione formale da parte della Wto sulla correttezza dell’ammontare dei danni da compensare. E questo non avverrà prima dell’estate. Tuttavia i rischi sono elevati, in quanto gli Usa hanno fatto ricorso alla procedura già utilizzata per applicare i dazi aggiuntivi sulle importazioni dalla Cina. Per questo chiediamo al governo e alla Commissione Ue l’avvio in tempi rapidi di una trattativa con Washington».
 
Anche la Cia-Agricoltori italiani ritiene fondamentale aprire il negoziato con gli Usa: «C’è molta preoccupazione rispetto alla questione dei dazi – sottolinea la Cia-. L’agroalimentare è un settore particolarmente sensibile alle guerre commerciali e, in particolare nell’ultimo periodo, risulta esposto a tensioni e incertezze, come il caso della Brexit, che rischiano di comprometterne i traguardi raggiunti negli anni. Non dimentichiamoci che ogni 10 prodotti agroalimentari Made in Italy venduti nel mondo, uno finisce sulle tavole statunitensi».

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