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I sistemi gestionali completamente online sono il futuro per le imprese, che sempre più frequentemente passano a un’unica piattaforma per gestire tutte le risorse aziendali. E con tutti i distinguo del caso, l’esercito è per molti versi un analogo di una grande azienda. In particolare, con la trasformazione digitale, infatti, l’esercito mostra sempre più bisogni e necessità organizzative simili a molte altre realtà strutturate, fino al punto di aver bisogno di un proprio sistema di pianificazione delle risorse aziendali, in gergo un ERP (Enterprise Resource Planning). A fare notizia a inizio estate, in questo senso, è stato l’annuncio da parte della Difesa australiana di migrare tutta la propria intelligence informatica su un sistema in cloud – peraltro pubblico – che fa capo a Microsoft.
Di cosa si sta parlando, nella pratica
Prima di entrare nel merito del significato culturale e strategico di questa decisione, alcuni dettagli tecnici. I portavoce della Difesa nazionale e della filiale australiana di Microsoft hanno spiegato che verrà realizzato un network protetto che poggerà sul cloud Azure, i cui server in questo caso sono collocati nell’Australia centrale, appositamente concepito per ospitare servizi critici e di rilevanza nazionale. Il software ERP utilizzato sarà SAP S/4HANA, un sistema di quarta generazione dotato di applicazioni analitiche ad alte prestazioni (il cui acronimo inglese è appunto HANA).
Nonostante i primi servizi siano attivi fin da subito, il processo di migrazione si concluderà entro il 2022, coinvolgendo 85mila utenti e concentrando in un unico luogo l’attività dei circa 500 servizi eterogenei attualmente attivi. La configurazione è completata dall’integrazione tra Microsoft Office 365 e Dynamics 365, e nella costruzione dell’infrastruttura hardware e software è stata coinvolta pure IBM, all’interno di un piano più ampio avviato nel 2014 e distribuito su otto anni. Complessivamente, l’intero processo corrisponde per le casse dello Stato a un investimento da circa 1 miliardo di dollari australiani, pari a circa 600 milioni di euro.
Nuovi bisogni e vecchie necessità
Le prime caratteristiche che vengono alla mente se si pensa a un’infrastruttura militare sono la sicurezza – fisica e informatica – la resilienza di fronte a eventuali criticità e la necessità di avere sempre le migliori performance. Ma questi aspetti, di certo non nuovi né sorprendenti, non sono più gli unici a cui prestare attenzione. Accanto agli evergreen, infatti, si aggiungono altre necessità altrettanto importanti negli anni Venti di questo secolo, a partire dal coordinare e gestire in modo agile e ottimizzato una lunga serie di servizi e sotto-strutture che fanno capo all’esercito. Alcuni esempi? Organizzare le risorse, sia umane sia finanziarie, avere sott’occhio la logistica delle operazioni in corso, conoscere lo stato di tutte le proprietà e dei beni mobili e immobili, oltre naturalmente a pianificare le attività di sviluppo, manutenzione e sostituzione. Anche le missioni operative, di fatto, richiedono oggi di avere in un unico luogo tutte le informazioni di scenario.
Il vantaggio di un sistema in cloud è anzitutto di svincolarsi dalla sede fisica dove le informazioni vengono gestite, in modo che si possano più facilmente integrare i dati provenienti da fonti diverse. Basta pensare, ad esempio, alle piattaforme mobili nell’oceano oppure alle basi di terra collocate sul territorio di Paesi alleati. Inoltre, il sistema è stato concepito per poter fotografare in tempo reale (o quasi) le informazioni critiche e i relativi flussi attraverso i dipartimenti, generando una sala di controllo de facto dell’intera Difesa australiana.
Dal caos all’ordine
Se è abbastanza ovvio l’obiettivo finale di avere una gestione ottimizzata e ordinata, per capire l’urgenza della transizione può essere utile qualche altro dettaglio sulla situazione odierna. Attualmente, come ammesso dai vertici dell’esercito stessi, sono in uso circa mezzo migliaio di sistemi ERP, ben poco interconnessi fra loro. La gestione delle finanze è separata da quella del personale, a loro volta disconnesse dai sistemi di programmazione della manutenzione, dai database con gli immobili di proprietà e dai software utilizzati per organizzare gli interventi operativi. In questo contesto l’attività più complicata di tutte è prendere decisioni, e soprattutto prenderle in fretta.
Tra un paio d’anni, quando il passaggio all’ERP in cloud sarà completato, la Difesa australiana sarà la prima al mondo a essere passata a un sistema di nuova generazione. La Model Defence Organisation, come viene chiamata dagli sviluppatori, viene proposta in questo senso come un nuovo standard adottabile potenzialmente da tutti gli Stati del mondo. Fatto salvo che, come il nome stesso suggerisce, il software si occuperà principalmente di questioni organizzative, dando per inteso che alcune informazioni strategiche o secretate potranno rimanere su sistemi ben più circoscritti e riservati.