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Milano Design Week: i numeri di un settore green

Smart Business

08 Aprile 2019

American Express

Manca poco e si accenderanno i grandi riflettori su Milano.
 
Ulivi alle porte della Rinascente, una donna trafitta dalle frecce in Piazza Duomo. La città sta indossando un vestito nuovo in occasione della Design Week che andrà in scena dal 9 al 14 aprile a Rho Fiera. Il Salone del Mobile, occasione imperdibile per gli appassionati di design e arredo, occuperà buona parte degli spazi espositivi dell’Expo 2015. Come di consueto dal 9 al 12 la mostra sarà riservata agli operatori del settore, mentre l’apertura al pubblico si terrà nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 aprile.
 
La 58esima edizione della settimana-evento milanese proporrà tre tipologie stilistiche: classico, design e luxury. Ed è prevista un’affluenza cospicua: si tratta di un appuntamento che richiama un ammontare di 330mila presenze, provenienti da circa 165 Paesi.
 
Insomma, un evento che rende Milano la capitale dell’arredamento e del design, grazie anche agli eventi collaterali che ruotano attorno alla fiera. Come, ad esempio, il Fuorisalone 2019: iniziative, party, esposizioni messe in scena durante tutta la settimana negli angoli peculiari della città. O il Salone Satellite dedicato al design internazionale under 35, che affianca la fiera principale dal 1998 e da allora premia i tre migliori prodotti in esposizione da una giuria internazionale.
 
Numerosi anche i distretti coinvolti, da Brera a Sant’Ambrogio, da Porta Venezia a Isola.
 
Ma il mondo del design vede in Milano solo la punta dell’iceberg di un settore che ingloba imprese e artigiani in tutto lo stivale. Nel capoluogo lombardo, ad esempio, il gruppo londinese Galileo Global Education, già azionista di Marangoni, ha acquistato il totale di NABA e DOMUS Academy, creando un vero e proprio polo accademico del design. Il Salone quindi fa da faro ad settore che in Italia cresce anche in capitali storiche che ospitano imprese fortemente specializzate, artigiani eccellenti, designer e associazioni di categoria. Come Vicenza per l’oreficeria, Sassuolo per la ceramica, Torino e l’Emilia-Romagna per l’automotive, Fermo per le calzature, Napoli per l’abbigliamento da uomo, Firenze per la pelletteria e Pisa per la robotica, così fino all’aerospaziale pugliese. Un sistema che da tre anni il Ministero degli esteri promuove attraverso il progetto Italian Design Day.
 
Primati confermati dallo studio promosso da Fondazione Symbola e Deloitte. Allargando il respiro delle considerazioni ad un piano europeo, secondo la ricerca già nel 2017 le imprese del design italiano risultano le più numerose dell’area comunitaria, arrivando, per la prima volta, a quota 30mila e offrendo impiego a circa 50.226 lavoratori.
 
Dall’indagine arrivano senza dubbio segnali positivi per il mercato del design: rispetto l’anno precedente le imprese sono cresciute del 5,6%, gli occupati sono aumentati dell’1,9% e il fatturato totale ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro. Giro d’affari accresciuto ad un ritmo decisamente superiore alla media comunitaria, ovvero 0,9% rispetto allo 0,6%; benché il divario con la Germania rimanga discretamente ampio.
 
Irrobustimento, poi, anche per le piccole e le piccolissime imprese, che tuttavia risentono della dinamicità delle competitor di media dimensione. Tra il 2011 e il 2017, sottolineano Symbola e Deloitte, le società con almeno cinquanta addetti hanno accresciuto la loro quota anche in termini di fatturato. Un ruolo importante è giocato ovviamente dai centri metropolitani e Milano ricopre un posto egemone, seguita da Torino e Roma.
 
Se poi non bastassero mostre come “Broken Nature” (in esposizione alla Triennale di Milano) e la “The Value of Good Design” (presso il MoMa di New York) a suggerire un forte interesse del design verso la green economy, i dati della ricerca sono inequivocabili. La sostenibilità diventa un problema da risolvere e una variabile vantaggiosa per la competitività aziendale.
 
Basti pensare come, nella distinzione tra imprese che puntano simultaneamente sul design e investono in green technologies, il gap tra livelli di occupazione raggiunga divari importanti.
 
Il 42,0% delle imprese green e design oriented dichiara un aumento dell’occupazione, contro solamente il 21,0% delle imprese inattive sui due fronti. Green anche il fatturato: 46,0% contro 24,0%; così come l’esportazioni: 44,0% contro 27,0%.
 
Insomma, la design week anche come occasione per ripensare il design stesso. Magari come alleato prezioso per un’economia più green e sostenibile.

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