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Premi, il 64% dei lavoratori ha un bonus variabile

Business Insights

11 Dicembre 2018

American Express

Se oltre 3 lavoratori su 5 nell’industria hanno un premio collettivo, si può dire che vi è un segno chiaro del fatto che, al secondo livello, viene chiaramente riconosciuta una parte anche ai lavoratori, in caso di miglioramento degli indicatori aziendali. Il centro studi di Confindustria nell’indagine sulle condizioni dell’occupazione nelle aziende associate (il campione è costituito da 4.207 imprese che hanno 726.642 addetti) ha registrato che, nel 2018, il 63,7% dei lavoratori ha un contratto aziendale che prevede un premio variabile collettivo. Il fatto che i dati siano in aumento – nel 2017 le imprese erano il 19,2% mentre i lavoratori coperti il 53,9% – mostra che l’orientamento verso lo scambio salari-produttività è sempre più forte.
Più diffusione nelle grandi
La diffusione è direttamente proporzionale alle dimensioni aziendali: più le imprese sono grandi più sono diffusi i premi. Nell’industria – al netto delle costruzioni – la quota con contratto aziendale passa dal 10,4% delle aziende che hanno fino a 15 addetti, al 32,6% di quelle con addetti compresi tra 16 e 99 fino al 73,1% delle imprese che hanno oltre 100 addetti. Spiccano anche le differenze settoriali: se nei servizi, in media, i lavoratori coperti sono il 45,3%, nell’industria (al netto delle costruzioni)la media è al 63,7%.
Non solo premi
C’è il premio, ma c’è anche la possibilità di convertirlo in welfare: questa opzione riguarda il 15,8% dei contratti aziendali. Si ferma invece al 3,5% la partecipazione dei lavoratori agli utili, mentre è al 4,1% il coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione.
La classifica dei benefit
Indipendentemente dalla presenza di un premio e della possibilità di convertirlo, ad erogare uno o più benefit ai propri lavoratori è oltre la metà (il 57,6%) delle imprese associate a Confindustria. In testa alla classifica c’è l’assistenza sanitaria integrativa: in media la sua diffusione è del 43,5%, con punte del 70,6% tra le imprese con oltre 100 addetti. La previdenza complementare è, invece, in media, al 27,4%, con punte del 66,4% per le grandi imprese. Mense aziendali e ticket riguardano un’impresa su cinque, mentre stanno crescendo una serie di servizi che sono stati introdotti in tempi piuttosto recenti. Somme e servizi per l’istruzione dei figli sono presenti nel 6% di imprese (ma si arriva al 22,1% nelle grandi realtà) e somme e servizi per la formazione dei lavoratori nel 5% in media (ma siamo al 18,4% nelle grandi imprese). Infine l’assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti è un servizio diffuso nel 2,8% delle realtà, ma, ma si arriva al 10% nelle aziende con più di 100 addetti, ma si tratta di un servizio su cui c’è un crescente interesse.
Il lavoro sempre più agile
Nell’organizzazione del lavoro le aziende sono sempre più attente al lavoro agile: una su 20 ha dichiarato di aver introdotto lo smart working (5,1%), ma se guardiamo a quelle con 100 o più addetti allora parliamo di oltre un’azienda su 10 (11,3%). La diffusione, per evidenti ragioni organizzative, è maggiore nei servizi che nell’industria (6,4% rispetto a 4,1%). Il lavoro agile è, però, uno dei fenomeni destinati a crescere nei prossimi anni. Secondo l’indagine di Confindustria, infatti, un’azienda su 10, tra quelle intervistate, ha dichiarato che, pur non avendolo ancora introdotto, lo considera un tema interessante da affrontare. In 3 casi su quattro, lo smart working è però regolato attraverso accordi individuali (75,8%). Vi è un 15% di aziende che tuttavia ha introdotto anche una regolamentazione aziendale e un 5,9% che include il tema nella contrattazione collettiva aziendale. Le grandi imprese, ancora una volta, rappresentano una scuola a sè. Qui è infatti più frequente che agli accordi individuali si affianchi anche una regolamentazione aziendale (31,5% dei casi) e la disciplina via contrattazione aziendale quadruplica rispetto alla media (20,4%).
Occupazione, assenze e cig
Nelle aziende che fanno parte del campione, tra dicembre 2016 e dicembre 2017, l’occupazione aumenta in media dell’1,8%, con una crescita maggiore nei servizi (+2,3%) che nell’industria (+1,6%). È stabile l’occupazione a tempo indeterminato che è prevalente (92,7% del totale contro il 94,5% di un anno prima), mentre cresce quella a tempo determinato (+42,5%). Nello stesso periodo l’assenteismo si colloca al 6,5%, in linea con l’anno precedente, mentre è in ulteriore calo il ricorso alla cig. Nel 2017 un’impresa su 5 ha avuto almeno un lavoratore in cassa integrazione. La diffusione è però in netta diminuzione rispetto agli anni precedenti. Nel 2017 è stata il 19,4%, ma nel 2016 era stata il 24,7%, mentre nel 2015 il 36,7%.

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